venerdì 3 aprile 2009

L'estate che fu e che sarà

Entra dal finestrino della macchina in corsa.
La respiri camminando di fretta.
Si appoggia sulla pelle e trasforma il maglione in un'armatura pesante.
E' l'aria d'estate, quella che oggi è tornata a girare dopo un inverno finalmente freddo e gagliardo.
Il profumo arriva anche qui, tra i fondi bassi della pianura e riaccende ricordi, attese...
Ti vengono alla mente vecchi amici di estati del tempo che fu. Si infittisce il chiacchiericcio con quelli che non hai mai perso di vista, di penna, di tastiera. I progetti sono meno remoti e la leggerezza allontana la nebbia che circonda il dovere.
Anni fa non si smetteva mai di pensare all'estate. La scuola era troppo leggera per coprire la luce del sole d'agosto, i ricordi della vacanza precedente e le aspettative di quella futura.
Oggi è invece buio fitto in quei mesi d'inverno, quando il lavoro è una tenda nera-coprente.
Ci basta però un vento leggero, di tramontana anche, per squarciare la stoffa e far entrare nuovi raggi e antichi respiri.

Grandi paure e paure da grandi

Marco ha quasi cinque anni e ha paura del buio.
Io ho 40 anni e ho paura di quando Marco non ha avrà più paure.

mercoledì 1 aprile 2009

Paramecio, ascendente pidocchio

Prima cosa da non chiedermi mai: di che segno sei?
Seconda: ascendente?
Divento cattivo quando mi molestano con l'astrologia.
Manca l'eruzione cutanea, ma si tratta di una reazione allergica a tutti gli effetti.
Il primo pensiero è per quelle signore dalla parrucchiera, sedute sotto il casco, che si leccano l'indice e sfogliano con bramosia la rivista piena di orecchie fatte da altre signore che si sono leccate l'indice il giorno prima o l'ora prima (in quel caso il giornale è ancora umidiccio...). E poi finiscono sempre lì: tra l'ariete e il capricorno, tra amore, denaro, fortuna.

Ci sono alcune che riescono a reggere per ore la conversazione su temi del genere, infarcendo di aria fritta e boiate astronomiche le loro dissertazioni astrologiche.
Bisognerebbe dir loro che gli oroscopi dei giornali, soprattutto locali, li scrivono gli stessi giornalisti che mezz'ora prima hanno battuto il pezzo di cronaca nera sullo spacciatore di hashish "colto il flagrante" dalla "gazzella dei carabinieri" o dalla "volante della polizia". E che con l'oroscopo si rilassano a fine giornata buttando lì le prime puttanate che saltano loro in mente prima di andare a cena.
E invece c'è chi non esce di casa se prima non ha consultato l'oroscopo del giorno. Ma dico io: possibile che a tutti quelli, mettiamo, della Vergine, quel giorno arriveranno un sacco di soldi, troveranno il moroso/a e avranno soddisfazioni sul lavoro?

Le finte agnostiche sostengono poi che all'oroscopo non ci credono, ma alle caratteristiche dei segni si. Loro sono cocciute e testarde perché son del Toro (o del leone, non ne ho la più pallida idea). Oppure sensibili e sognatrici, da brave pescioline. Altre si definiscono ambigue, doppie, volubili, essendo che i Gemelli le hanno segnate per sempre.

Di fronte a tanta inutile convinzione è inevitabile pensare al povero Galileo. Perseguitato, processato, sbattuto in cella per amore della scienza, quella vera, quella basata su dati di fatto, fatica, studio, esperimenti. Tutte robe che i cosiddetti "astrologi", da Otelma in giù, hanno scansato sin da piccoli. Insieme alla fattura.

I nuovi padri della patria - Marco Travaglio

venerdì 31 ottobre 2008

Nostalgia canaglia e quel diavolo di Facebook

Manna dal cielo. Questo è Facebook (feisbùk per gli amici) per chi si trastulla con la nostalgia da quando è nato. Uno zibaldone di ricordi nascosti che spuntano all’improvviso quando li avevi archiviati in una remota cartella della memoria.

I fighi lo chiamano web 2.0. Che vuol poi dire interattivo, a due canali, dove si può leggere, consultare, informarsi, ma anche scrivere, aggiornare, informare. Ed è vero. Si caricano/scaricano i file video, le foto e ogni sorta di orpello creativo che può essere digitalizzato.

Ma lungo i cavi ethernet, il wi-fi e le back-bone oceaniche che collegano faccia-libro corrono soprattutto ricordi, emozioni, suggestioni sopite che, all’improvviso, si risvegliano grazie a una foto, a un nome, a un amico di un amico che non era più tuo amico ma lo torna ad essere in pochi click.

La rete è caos, certamente. E’ un insieme sconclusionato di tutto. Ma è soprattutto una miniera di cui non si intravede neanche lontanamente il fondo. Un giacimento dove appaiono pepite di vita, metalli preziosi che aspettavano solamente di essere scoperti.

E’ come se ognuno potesse ritrovare pezzi della propria vita anche dopo averli abbandonato emotivamente da anni. E se li ritrova tutti interi, o quasi. Ne sente con chiarezza il profumo dimenticato, i rumori attutiti dal tempo.

Attaccati a quegli amici dispersi nei rivoli del tempo, ci sono altri amici e altri ancora, ciascuno con quel pezzo di vita che ha condiviso con te e che ti restituisce gratuitamente.

Forse un giorno, anche vicino, ci stancheremo di faccialibro.
Di sicuro, però, non ci stancheremo di farci irretire dalla nostalgia.
E allora un altro sistema ci aiuterà, a ricordare.

giovedì 18 settembre 2008

I problemi del PD

C’è chi dice che il pd dovrebbe rispolverare, armi e bagagli, la tradizione, la cultura, il fare opposizione del vecchio piccì.Il problema/i del Pd, per quanto mi riguarda, non sono di tipo “nostalgico”.
Evocare il Pci, quel modo di fare politica, con i suoi riti, i suoi leader, le parole d’ordine e compagnia cantante è del tutto inutile OGGI. Ampiamente fuori tempo massimo.
Non è questione di essere “più di sinistra”. E le rogne del Pd non nascono dal fatto che è troppo al centro, un po’ più a destra, troppo in alto o drammaticamente in basso.

Personalmente penso che ci sia un grande deficit, invece, di cultura liberale/azionista. Quella vera, mica quella all’amatriciana di certi figuri che una volta si chiamavano miglioristi, dicevano “i compagni socialisti” rivolti a Craxi e C e oggi scrivono/leggono il riformista di polito el drito.
Una cultura che faccia del rigore, della laicità e del rispetto delle regole i propri cardini. Oggi, al Pd, tutto questo manca. Ma credo che il tarlo sia proprio nel manico.
Sia gli ex dc che i post pci di cultura liberale ne hanno sempre masticata poca. Ernesto Rossi, Sylos Labini, Galante Garronte e la tradizione azionista, liberale, progressista che incarnavano sono sempre stati visti molto male dal monolite togliattiano. E come fastidiosi moralisti dalla dc. Quando erano gentili li chiamavano “anime belle”…

Non parliamo poi della laicità. Il pci è stato da sempre un partito “clericale”, a partire dall’assemblea costituente. Sono stati scomunicati, certo. Ma era inevitabile in quegli anni di guerra fredda. Fatto sta che di battaglie laiche VERE il piccì ne ha fatte ben poche. Prima di muovere l’apparato per il referendum sul divorzio ce n’è voluto. E comunque sempre dopo gli altri. Lasciamo perdere poi le posizioni di oggi sui temi dei diritti civili. Silenzio assoluto sennò la binettilicio si incazza.

Se poi parliamo di legalità, oggi si va rimorchio della vulgata ghediniana-violantiana e si usano le stesse parole. E legalità non è un concetto di destra, borghese, autoritario. E’ tutto il contrario. Garantire l’uguaglianza di fronte alla legge di tutti. Tutelare il poveraccio che, se ha ragione, può avere la meglio sul potente di turno.

Ma c’è un tema, a proposito di egemonia culturale, che se non viene risolto, terrà in piedi i caimani per molti anni ancora: quello dell’informazione.
Se non c’è nessuno, in tv, nei giornali, nel sistema dei media a grandissima diffusione, che si prende la briga di smascherare con fatti, numeri, riscontri, le puttanate che quotidianamente vomita il casino delle libertà, nessuno che faccia i “collegamenti” utili a capire cosa realmente combinano questi, allora ce la possiamo raccontare per mille anni su questo e su mille altri blog. Ma non ne caveremo nulla. Chi dice che la televisione non conta nulla è un emerito cretino. O è in malafede.Il conflitto d’interessi, soprattutto nel campo dei media, E’ la questione. Un grande mostro dopato che fa saltare tutte le regole della partita.

E’ da lì che bisogno partire se si vuole comunicare la propria diversità, le magagne degli altri e le proposte alternative. Sennò ci sarà sempre un porta a porta dove nessuno fa domande. Solo battute. E stoccate…