lunedì 28 dicembre 2009

Appena sufficiente

Almeno alla fine dell'anno due righe vanno depositate su questo blog scalcagnato, messo in linea con propositi ben più impegnati e impegnativi.
I bilanci li lascio ai commercialisti, alle prese con scudi spaziali-fiscali regalati dal creativo Giulio Tramonti.
Piuttosto si parlerà di cose accadute, di sensazioni arrivate, di sentimenti rinati.
Intanto il voto all'anno è un 6 risicato. Prima di settembre sarebbe stato un bel 4 pieno, ma eventi inaspettati hanno alzato, e di molto, la media.
Per il resto un annetto di merdina andante, con sbuffi in qua e in la che non hanno mutato una situazione già compromessa.
Di lavoro non si parla, ovviamente, che ne faccio anche troppo.
Che cosa resta, dunque?
Resta un bagliore settembrino che ancora si propaga. Un progetto indefinito e incerto che però aiuta a proseguire. Un desiderio di investire su qualcosa, di scommettere e rimettersi in gioco, consapevoli che il rischio di insuccesso è molto più alto della possibilità di una ipotetica felicità.
Tanto basta, però.
E di questi tempi è già tanto.
Auguri a tutti.

mercoledì 5 agosto 2009

Un terremotato politico

E' che sto leggendo "Qualcuno era comunista" di Luca Telese.
E in quelle pagine riafforano tanti, ma tanti di quei ricordi, spezzoni, pezzetti, memorie, facce e pianti che una luce si riaccende e ti metti a pensare.
Come è stato possibile che in poco più di dieci anni tutte quelle passioni, spinte ideali, pensieri belli, profondi e sofferti siano finiti nel cesso?
E come si fa a resistere allo scempio di oggi, con uno che parla di bocciofile e con un'altra iscritta all'opus dei?
Ho provato a leggere le "piattaforme programmatiche" dei candidati alla segreteria del piddì. Anche di quelli regionali (solo dell'Emilia-Romagna, in realtà. C'è un limite anche al masochismo).
In fondo, dipende ancora dal piddì la remota possibilità di mandare a casa il nano di arcore.
E la scelta del leader condiziona il modo e il metodo con cui si fa (o si torna a fare) opposizione. Anche a chi non lo vota, deve interessare il destino di questo oggetto.
Bè, quelle "tesi" non sono nemmeno riuscito a finirle. La fuffa regna incontrastata. Nessuna indicazione concreta, ma nemmeno una qualche analisi seria. E tantomeno una critica precisa. Forse Ignazio Marino ha messo in fila qualche punto comprensibile, ma è ancora poco, troppo poco.

Rimuginando ancora, però, ho capito cosa mi provoca tanto disagio.
In realtà, nel 1991 io sono stato vittima di un terremoto. Tra l'altro, voluto anche da me (ero per il sì).
Questo sisma ha raso al suolo la mia prima casa: quella dove avevo cominciato, sul girello della fgci, a imparare a camminare nel mondo periglioso della politica.
Poi cresci, e un po' come quando torni nelle classi delle elementari da grande, ti sembra tutto stretto e piccolo.
Allora ti convinci che è giusto cambiare. Giù il muro di qua, apriamo il salone di là... Poi, per evitare pastrocchi, giù la casa e la si rifà nuova.
E qui comincia il dramma: architetti contro ingegneri, elettricisti contro idraulici, piastrellisti contro imbianchini. Tanto che la casa non risorge se non dopo tanto tempo, ma invetabilmente sgangherata e pericolante, ancora da finire.
Per paura che qualcosa crolli ti accasi in una tenda.
Lo sai che la tua vera casa è quell'altra, ma adesso, così come sta, non è abitabile.
E attendi.
Riassetti la tenda e fai amicizia con i compagni/colleghi di quella che ormai è diventata una tendopoli (senza bertolaso, però).
Ogni tanto passi al cantiere, ma vedi che il muro, fino ai ieri a buon punto, oggi è la metà. L'idraulico non ha gradito l'opera del muratore.
Passano le stagioni, la tenda regge. Non è una casa, ma regge.
A volte sembra pure confortevole, se non fosse proprio questo il vero dramma.
Senza una casa con tutti i crismi finisci per l'accontentarti. Ti adatti. Abbassi il tiro e le pretese.
Ma perdi anche l'entusiasmo, insieme al ricordo di com'era e di come sarebbe potuta essere.
Non vuoi la casa di una volta. Con le stesse mura e le medesime stanze.
Ma è l'idea di casa che ti manca, il calore di quelle mura, la passione che attraversa i luoghi.
E' così difficile da capire?
O basta solo cambiare il direttore lavori?

martedì 21 luglio 2009

Luna di provincia



Era la stessa di sempre anche quella notte.
Nulla avrebbe potuto turbarla.
Distratta e lontana, non si accorse nemmeno che stava per essere conquistata.

Quando l'Aquila atterrò nel Mare della Tranquillità a Carpi era notte fonda.
Strade e campi assistettero deserti all'evento.
La piccola città fissò nel televisore in bianco e nero Neil e Buzz passeggiare in quella "magnifica desolazione".
Non accadde nulla di speciale in piazza, nei bar del centro, in periferia, nelle campagne.
Forse in omaggio alla dimensione intima della luna, in provincia erano le case ad ospitare l'emozione.

Diverso il ricordo per i bimbi già in vacanza, molti di loro in colonia. Al mare o in montagna.
Assembrati nelle camerate ben oltre l'orario della ritirata, Tito Stagno raccontò loro il "balzo da gigante per l'umanità".
I salti da allora sono stati grandi. Non sempre in avanti, però.
Ma quella fu una grande impresa. Spingersi cosô lontano, cosô in periferia.

Un gesto indispensabile per non restare alla periferia di noi stessi, appoggiati come siamo sopra un pezzettino azzurro, perso nel buio dello spazio.

martedì 14 luglio 2009

Sciopero!

In Italia, una politica "vecchia" e autoritaria vuole impedire la libertà d'informazione attraverso giornali, siti internet e blog. Con leggi ad personam come il DDL Alfano che sono un attacco alla democrazia.
Questo blog aderisce alla giornata di silenzio per la libertà d'informazione on line.






mercoledì 24 giugno 2009

Il pallone e l'acqua fresca

Oggi dalla finestra dell'ufficio ho visto quattro bambini giocare a pallone nel cortile di sotto.
Come in ogni disfida pallonara d'infanzia che si rispetti c'era quello più grande e corpulento, il mingherlino sgusciante e dribblomane, il medio relegato in porta tra le due colonne del porticato e il proprietario del pallone un po' sgonfio che spadroneggiava.
Una scena che 50 anni fa, si fosse svolta a Palermo, Bari, Roma o Torino non sarebbe stata molto diversa. Forse solo un po' più polverosa.
La pausa d'ufficio si è così fatta più lunga per osservarli giocare al tramonto.
E' inutile: ti possono raccontare dei 93 milioni per Cristiano Ronaldo, dei vomitevoli capricci di Ibrahimovic, dei diritti televisivi e di calciopoli: nulla rovina la bellezza di correre dietro a un pallone.
La palla presa a calci resta il gioco più bello. I bimbi ti possono chiedere nintendo, playstation, trasformers, skifidol e altre plasticate, ma se devono scegliere non resistono al pallone e agli amici/avversari.
Poco importa se non c'è l'erba, la porta regolamentare, le righe e le divise. Il calcio è il pallone: tutto il resto è il contorno.
Alle medie ho cominciato ad allenarmi in una squadra della mia città, l'Ac Cibeno. Avevamo ancora le divise di lana grossa o acrilico, non saprei dire dopo tutti quei lavaggi, ma di certo grattavano peggio dei mutandoni di Super Pippo.
Ricordo l'emozione di firmare il "cartellino", l'atto ufficiale d'ingresso nella "squadra".
E poi la borsa blu con la scritta bianca, senza tasche o menate; le trasferte a Sorbara, Solara, Sozzigalli, Rovereto, Ravarino, Camposanto, San Possidonio sulla macchina del mister o di genitori/accompagnatori.
Il primo gol in una partita ufficiale con il numero 7 (ala destra) a Limidi: discesa sulla destra e botta ad incrociare sul palo lontano: portiere battuto.
O le partitelle d'estate che alla fine (ma anche a metà) di attaccavi alla cannella d'acqua sempre fresca, nonostante i 35° gradi e l'umidità assassina.
Più di tutto, però, ricordo gli allenamenti d'inverno. Correre e giocare nella nebbia, al freddo, sotto la pioggia non era problema, anzi. Ti godevi di più la doccia calda alla fine; un'estasi che rinfrancava ogni centimetro quadrato di pelle e di muscoli.
E poi il ritorno a casa in bici, coi capelli ancora un po' umidi che-invece-te-li-devi-asciugare-sennò-ti-prendi-del-male... Dimensione carattere
E il dopo cena, lo stravacco sul divano con le gambe un po' dolenti e il sonno che arrivava piano piano e saliva con premura...
L'altro giorno sono ripassato per caso da via Genova.
Il mio campo non c'è più: metà dello spazio se l'è preso il circolo ricreativo con bocce, verande e attrazioni varie. L'altra metà è diventato un parco pubblico con le giostrine, le panchine e le aiuole d'ordinanza.
Meglio così di un parcheggio o di una lottizzazione per condomini o villette monofamiliari.
Però mi sarebbe piaciuto vedere un cinno che fermava la partita, correva a dissetarsi dal tubo di gomma e ritornava in campo asciugandosi la bocca con il braccio...

martedì 23 giugno 2009

Un mese e passa senza blog

Più di trenta giorni senza scrivere una riga sul blog. Mancanza grave, mancanza da non ripetere, solo che di fronte a milioni di possibili cose da dire, da commentare e da scrivere si manifesta una vera e propria paralisi.
Pensieri che, come sull'A14 in agosto, stanno fermi e non vanno né avanti né indietro.

La rivolta democratica in Iran di giovani coraggiosi e disarmati è un'altra pagina di umanità bella, fiera e troppo spesso abbandonata.
La vomitevole vicenda di Al Pappone, come lo ha battezzato Travaglio, offre spunti (e sputi) ogni minuto. Mancava solo Scondinzolini e il quadretto è completo.
Delle elezioni appena concluse, mi interessa il giusto. Cioè molto poco. I numeri hanno detto che l'Italia ama i legaioli e odia tutto quello che è diverso da se, non si fa spaventare dalle miserevoli vicende del premier, viaggia a fari spenti verso il baratro. L'unica salvezza è saltare dal treno prima che si schianti.

Io ce l'ho una piccola consolazione.
In questi giorni stanno prendendo il via le celebrazioni del 40° anniversario dello sbarco sulla luna. E ci sarebbero milioni di spunti su cui discettare: il coraggio delle sfide impossibili, la fede laica nelle capacità e nell'intelligenza dell'uomo, la forza di superare barriere e confini.
Quello che più mi piace, però è l'immagine che ci hanno lasciato quei coraggiosi dell'Apollo 8, qualche mese prima che l'Apollo 11 si posasse dolcemente nel Mare della Tranquillità.
In quella missione, nei giorni di natale del 1968, Jim Lovell (lo stesso dell'Apollo 13), Frank Borman e William Anders non si posarono sul suolo lunare.
Ma furono i primi a lasciare l'orbita terrestre e a compiere numerose orbite intorno alla luna. I primi a lasciarsi alle spalle "casa".
Fu proprio al quarto giro di luna che, casualmente, anziché rivolgere lo sguardo in basso, videro dall'oblò la terra che sorgeva. Una palla azzurra e bianca in mezzo al nero dello spazio. Una creatura viva. Unica.
Nessun uomo l'aveva mai vista così prima.
Molti uomini non sembrano vederla così neppure adesso.

giovedì 7 maggio 2009

Gioventù sbragata

Oggi mi sento vecchio dentro. E anche un po' banale e sempliciotto. Saranno i 40 appena compiuti o l'invidia per il bel tempo che fu... Tant'è...
Fatto sta che mi accorgo di sopportare sempre meno la vista dei branchi di adolescenti ciondolanti che si appoggiano stanchi in giro per città grandi e piccole.
Un misto di indolenza mista a vuoto soporifero che se adesso sono così, allora a 50 passeranno le giornate a letto...
La prima cosa che salta agli occhi, ovviamente, è l'abbigliamento. E qui c'è da rimpiangere i paninari. Se non altro per l'igiene. Difficile non notare l'alone di saclonaggine (dialettale di scarsa cura, sporcizia...) che li avvolge.
Maschi e femmine, ovviamente.
Lasciamo perdere le scarpe, che ormai vengono classificate dall'Onu come ordigni chimici a tutti gli effetti (pare che Bush, in Iraq, cercasse delle Nike di adolescenti con calzini incorporati). E' tutto l'insieme a trasmettere l'idea che la doccia, il sapone e il deodorante siano pratiche molto poco praticate.
C'è poi quel fatto lì della mutanda prominente e del jeans che ti arriva sotto la chiappa: ecco, sarò vecchio e cadente, ma a me quella roba lì mi fa proprio vomitare. Non voglio scendere in particolare scabrosi, ma sedermi (in autobus, al bar, in pizzeria...) dove ha appena appoggiato le terga semiscoperte uno di questi nemici del getto d'acqua non mi piace un granché.
Capita poi sempre più spesso che all'incuria si aggiunga la pinguedine diffusa. Certi arvortoli che debordano tra la maglietta succinta e la cintura, a nascondere in un blob indistinto l'ombelico che talune pensano di poter mostrare con disinvoltura e che invece dovrebbero nascondere all'umanità intiera.
Altro nervo, o tendine, o metacarpo scoperto è quello del cellulare.
Questi qui sono la generazione del T9, del xché, del c6, del ke, del cmq e di tutte quelle abbreviazioni orripilanti. Il telefonino come appendice della mano e come surrogato della testa. E mica c'hanno quelli da battaglia. Assolutamente no. L'altra sera ho visto un monello che avrà avuto non più di 15 anni con un Blackberry da almeno 500 euro. Ma a 20 anni cosa ti compri? O cosa ti comprano?
Notare che si parla di telefonini, perché questi signorini internet manco la usano. Troppo impegnativa. Sono quelli più grandi, dai 25 in su, che smanettano sul web. Per questi la tecnologia si ferma agli sms.

Lo so che ci sono ggggiovani bravi, impegnati, colti, interessati, tifosi della fiorentina e lettori di Lansdale. Purtroppo non li incontro mai. Io mi scontro solo con queste meduse narcotizzate fatte in serie.
Ai miei tempi (oddio!) c'erano le "correnti di pensiero" (meglio spifferi...): i dark, i rockabilly, i paninari: nessun premio nobel, per carità, ma vedevi lo sforzo di scegliere qualcosa e indirizzare le proprie energie.
Oggi sono tutti identici, e le energie questi le vogliono risparmiare, tutt'al più scaricarle in qualche bella bevutona di gruppo con vomito incorporato.
Sono anche consapevole che non è tutta colpa loro. Ovvio. Perché se vai a vederti i genitori, allora sì che ti pizzicano veramente le mani.
Ma benedettoilsignore però: uno o due neuroni ce li avranno anche 'sti giovanotti, o no? E allora che li usassero, ogni tanto.
E tiratevi su quelle cazzo di braghe, che prendete freddo alla faccia.