Fare il ragazzo padre di un bambino di 4 anni, tenere in ordine una casa, lavare, stirare, brigare è un mestiere durissimo. Soprattutto se nel frattempo uno lavora anche, per pagare l’affitto, per mangiare, per vestire; se lavora per sé e per quella meraviglia di figlio che si ritrova.
Tutto questo merita un diario?
Se fosse un racconto serio, drammatico, anche un po’ palloso, probabilmente no. Non che non sia dura, ripeto. Ma mentre stiravo, l’altro giorno, grondando sudore che potevo riempire il ferro da stiro senza bisogno dell’acqua distillata, mi sono messo a ridere da solo, guardando le ciabattine di plastica, i bragoncini blu e la maglietta lisa che, di nascosto, mi metto in casa quando nessuno mi vede.
Ho pensato che di soggetti come me ce ne sono molti a questo mondo. Padri quarantenni (quasi), alle prese con detersivi, spugnette, moci, ferri e assi da stiro, swiffer, glassex, aspirapolveri, scottex, Svelto e Dixan.
Ho anche pensato che il mito del Denim, il maschiottone che non doveva chiedere mai, probabilmente aveva una domestica. E i soldi per pagarla. Sennò quella camicia di jeans con gli automatici non sarebbe stata stirata così a modino.
Ridendo da solo mi sono detto: quasi quasi le racconto a puntate queste vicende scabrose; dalla scelta dei guanti di gomma, al test anti-polvere, passando da quella volta che mi si è allagato il salotto dopo un temporale degno delle Filippine.
E poi basta con la tradizione italica che ormai ci ha reso ridicoli in tutto l’orbe terracqueo!
Maschio è bello, casalingo è ancora più figo!
giovedì 3 luglio 2008
martedì 1 aprile 2008
Padre pio e il camionista
Misteri d’italia:
perché su molti camion c’è l’effige di quello sciamano di padre pio?
Perché i camionari che ogni giorno scaricano tonnellate di particolato e pm10 nella malmessa atmosfera hanno la foto del fratedapietralcina e magari di sera frequentano i quartieri con i falò delle periferie?
E perché l’ometto con le stimmate piace sia al bestione della strada che a bruno insetto vespa?
Ci sono poi quelli che hanno le croci illuminate al neon direttamente in cabina, altri che si stampigliano intere preghiere sul portellone posteriore, altri ancora che hanno l’immagine della “maronna” incollata al finestrino.
Peccato però che continuino ad andare come forsennati. Ad interpretare liberamente il codice della strada. A mettere quotidianamente a repentaglio l’incolumità di chi non ha fortuna (?) di stare seduto a due metri dall’asfalto al riparo da urti e pericoli.
Un’indagine di Quattroruote di questo mese segnala come sia in crescita costante la responsabilità dei mezzi pesanti negli incidenti stradali su strade e autostrade. E di come la grande maggioranza di code per incidente sia provocata proprio da bestioni fuori controllo.
E allora, cari camionari: non sarebbe il caso di appiccicare meno padri pii ai vostri trabiccoli e seguire di più le leggi terrene che regolano la circolazione?
Se fate una cazzata voi, la gente muore.
Questo conferma la regola che in italia molti sono credenti e devoti, però sono anche evasori, cialtroni e prepotenti.
perché su molti camion c’è l’effige di quello sciamano di padre pio?
Perché i camionari che ogni giorno scaricano tonnellate di particolato e pm10 nella malmessa atmosfera hanno la foto del fratedapietralcina e magari di sera frequentano i quartieri con i falò delle periferie?
E perché l’ometto con le stimmate piace sia al bestione della strada che a bruno insetto vespa?
Ci sono poi quelli che hanno le croci illuminate al neon direttamente in cabina, altri che si stampigliano intere preghiere sul portellone posteriore, altri ancora che hanno l’immagine della “maronna” incollata al finestrino.
Peccato però che continuino ad andare come forsennati. Ad interpretare liberamente il codice della strada. A mettere quotidianamente a repentaglio l’incolumità di chi non ha fortuna (?) di stare seduto a due metri dall’asfalto al riparo da urti e pericoli.
Un’indagine di Quattroruote di questo mese segnala come sia in crescita costante la responsabilità dei mezzi pesanti negli incidenti stradali su strade e autostrade. E di come la grande maggioranza di code per incidente sia provocata proprio da bestioni fuori controllo.
E allora, cari camionari: non sarebbe il caso di appiccicare meno padri pii ai vostri trabiccoli e seguire di più le leggi terrene che regolano la circolazione?
Se fate una cazzata voi, la gente muore.
Questo conferma la regola che in italia molti sono credenti e devoti, però sono anche evasori, cialtroni e prepotenti.
sabato 23 febbraio 2008
Caro Uolter, facciamo la prossima volta…
Dal 12 al 16 aprile sarò a Parigi.
Porto mio figlio a vedere quella meravigliosa città, a divertirsi a Eurodisney, a scalare la Torre Eiffel, a correre spensierato nel giardino di Lussemburgo, a vedere i palazzi dal battello sulla Senna.
Così sarò via da questa fogna di paese per quattro giorni. Ossigeno puro, anche se per poco. Troppo poco.
Era un viaggio in programma da tempo. Da prima che la Mastella Family venisse travolta dalle porcherie in Campania e si portasse dietro il caravanserraglio che stava al governo.
E così non potrò votare. Non potrò scegliere tra il cainano e uolter buononi.
Poco male. Anche se fossi stato in Italia, al seggio non ci sarei andato.
E lo dico anche ora, dopo che la campagna elettorale è partita e si capisce meglio cosa sarà il “nuovo” partito democratico.E’ una decisione che mi costa tantissimo. Io credo nella Costituzione, nei valori che sancisce e ho un rispetto assoluto per chi, quei valori, ha permesso che si affermassero. I miei eroi sono i partigiani. Quelli che hanno resistito e hanno “cacciato l’invasor”. E spero che non mi giudichino troppo male se, questa volta, salto un giro.
Ma non ce la faccio. Io a questi non ci credo. Qualche spiraglio s’è visto: niente pregiudicati in lista, via i vecchi babbioni, più spazio ai giovani e alle donne, anche se sarei curioso di sapere se senza “L’antipolitica” di Grillo tutto questo sarebbe successo.
Ma è come curare la lebbra con l’acqua calda. Non si incide la piaga. La si continua a curare con troppo timore.Uolter dice che è ora di finirla con la contrapposizione sinistra-cainano. Dice che nei paesi anglosassoni, che lui tanto ama, le parti avverse collaborano sulle grandi questioni di interesse nazionale e nello scrivere le regole. Nei paesi anglosassoni che lui tanto ama, però, nessun politico ha tre reti televisive, un impero economico e finanziario dalle dubbie origini, i due principali collaboratori (Dell’Utri e Previti) condannati per associazione mafiosa e corruzione di giudici. Chiamiamola originalità italica. Ma è questo che Uolter fa finta non di capire. Questo cesso di paese non è come tutti gli altri. Non si possono scrivere le regole con chi le viola sistematicamente o, addirittura, le riscrive a sua immagine per evitare condanne, galere e altro. C’è qualcosa di marcio alla radice. Se non si toglie, tutto resta contaminato.
E poi, la cosa che più mi irrita di Uolter, è il suo patriottismo all’amatriciana. Gli italiani, il tricolore, il paese meraviglioso, straordinario, geniale, ecc. Ma se l’Italia è nella merda fino al collo qualche responsabilità ce l’avranno pure gli italiani, o no? O è colpa degli ultracorpi o della congiuntura internazionale? Uno come Berlusconi può vincere per terza volta le elezioni solo in un paese indegno come questo. In altri posti, dopo due giorni, l’avrebbero spernacchiato e cacciato. Ma se gli italiani, almeno la metà, se lo tengono, ci sarà qualcosa che non va nelle teste e nella mentalità italica.
Comunque è fiato sprecato. Tanto non le dirà mai ste cose. Ma soprattutto non le farà. Anche una legge sciacquetta come la gentiloni è ancora lì ferma e mai sarà approvata. E se uno propone, come Di Pietro, di fare come nei paesi anglosassoni, che Uolter tanto ama, di lasciare una sola tv pubblica e una sola privata, i primi a zittirlo sono proprio i capoccioni del Pd. Peccato che in un sondaggio del corriere on line (non di Critica liberale o Micromega) il 70% si dica d’accordo con la proposta.
Allora facciamo che per stavolta aspetto di vedere come funziona e cosa faranno all’opposizione (come è probabile che sia) o al governo.
Per adesso, faccio il pit stop. Mi fermo ai box.
Porto mio figlio a vedere quella meravigliosa città, a divertirsi a Eurodisney, a scalare la Torre Eiffel, a correre spensierato nel giardino di Lussemburgo, a vedere i palazzi dal battello sulla Senna.
Così sarò via da questa fogna di paese per quattro giorni. Ossigeno puro, anche se per poco. Troppo poco.
Era un viaggio in programma da tempo. Da prima che la Mastella Family venisse travolta dalle porcherie in Campania e si portasse dietro il caravanserraglio che stava al governo.
E così non potrò votare. Non potrò scegliere tra il cainano e uolter buononi.
Poco male. Anche se fossi stato in Italia, al seggio non ci sarei andato.
E lo dico anche ora, dopo che la campagna elettorale è partita e si capisce meglio cosa sarà il “nuovo” partito democratico.E’ una decisione che mi costa tantissimo. Io credo nella Costituzione, nei valori che sancisce e ho un rispetto assoluto per chi, quei valori, ha permesso che si affermassero. I miei eroi sono i partigiani. Quelli che hanno resistito e hanno “cacciato l’invasor”. E spero che non mi giudichino troppo male se, questa volta, salto un giro.
Ma non ce la faccio. Io a questi non ci credo. Qualche spiraglio s’è visto: niente pregiudicati in lista, via i vecchi babbioni, più spazio ai giovani e alle donne, anche se sarei curioso di sapere se senza “L’antipolitica” di Grillo tutto questo sarebbe successo.
Ma è come curare la lebbra con l’acqua calda. Non si incide la piaga. La si continua a curare con troppo timore.Uolter dice che è ora di finirla con la contrapposizione sinistra-cainano. Dice che nei paesi anglosassoni, che lui tanto ama, le parti avverse collaborano sulle grandi questioni di interesse nazionale e nello scrivere le regole. Nei paesi anglosassoni che lui tanto ama, però, nessun politico ha tre reti televisive, un impero economico e finanziario dalle dubbie origini, i due principali collaboratori (Dell’Utri e Previti) condannati per associazione mafiosa e corruzione di giudici. Chiamiamola originalità italica. Ma è questo che Uolter fa finta non di capire. Questo cesso di paese non è come tutti gli altri. Non si possono scrivere le regole con chi le viola sistematicamente o, addirittura, le riscrive a sua immagine per evitare condanne, galere e altro. C’è qualcosa di marcio alla radice. Se non si toglie, tutto resta contaminato.
E poi, la cosa che più mi irrita di Uolter, è il suo patriottismo all’amatriciana. Gli italiani, il tricolore, il paese meraviglioso, straordinario, geniale, ecc. Ma se l’Italia è nella merda fino al collo qualche responsabilità ce l’avranno pure gli italiani, o no? O è colpa degli ultracorpi o della congiuntura internazionale? Uno come Berlusconi può vincere per terza volta le elezioni solo in un paese indegno come questo. In altri posti, dopo due giorni, l’avrebbero spernacchiato e cacciato. Ma se gli italiani, almeno la metà, se lo tengono, ci sarà qualcosa che non va nelle teste e nella mentalità italica.
Comunque è fiato sprecato. Tanto non le dirà mai ste cose. Ma soprattutto non le farà. Anche una legge sciacquetta come la gentiloni è ancora lì ferma e mai sarà approvata. E se uno propone, come Di Pietro, di fare come nei paesi anglosassoni, che Uolter tanto ama, di lasciare una sola tv pubblica e una sola privata, i primi a zittirlo sono proprio i capoccioni del Pd. Peccato che in un sondaggio del corriere on line (non di Critica liberale o Micromega) il 70% si dica d’accordo con la proposta.
Allora facciamo che per stavolta aspetto di vedere come funziona e cosa faranno all’opposizione (come è probabile che sia) o al governo.
Per adesso, faccio il pit stop. Mi fermo ai box.
venerdì 4 gennaio 2008
Attenzione, neve fresca
La prima notte di neve è un mondo soffice di rumori lontani. La panna è fresca, appena montata. Guardando il colore fosforescente del cielo vorresti non finisse mai di piovere fiocchi di manna. Servono a perpetuare l’incanto, a mantenere l’effetto sonoro di ovatta, a dare tutto intorno la sensazione di trovarsi in un grande nido di cigno.
Quei fiocchi sono indispensabili a mantenere viva la neve. A prolungare la sensazione che non può esistere un sole caldo a tal punto da far svanire in poche ore tutto questo.
Butto spesso l’occhio alla finestra a cercare un lampione. Mi serve per capire se i fiocchi continuano a scendere o se la magia si è fermata. Se fuori sembra come di nebbia, allora il grande setaccio della farina è ancora al lavoro. Se invece i contorni delle cose sono nitidi e la luce brilla ferma, vuol dire che tutto si è fermato e presto le goccioline faranno capolino dalle grondaie, dai balconi, dai cofani delle macchine. E il disgelo avrà inizio.
E’ l’effimero di quei momenti a renderli così speciali. Se nevica di notte, a mondo fermo, la neve ha tutto il tempo di scegliere dove posarsi, di coprire con cura ogni superficie, sporgenza, camino, tetto, antennna, foglia e ramoscello. Ma soprattutto resta candida per un po’, senza avere addosso il grigio dell’asfalto e il marrone del fango spruzzato dai pneumatici. Uscire sotto il cielo in quei momenti rallenta il ritmo della vita e aumento i battiti del cuore. Se corri ti fai male. Se hai fretta, ti devi calmare. La neve è l’unica cosa gelata che ti scalda l’anima.
E puoi guardarti intorno e goderti il bianco. Sono solo poche ore. Domattina, tutto sarà di nuovo veloce come prima.
martedì 11 dicembre 2007
Tir selvaggi, continuate così
Riprendo dopo mesi a scrivere sul blog. Tolte le ragnatele, voglio parlare dello sciopero dei tir, dei “bestioni della strada” come li chiamano i giornalisti demodé.
Non posso che congratularmi con questi signori.Io che percorro ogni giorno più di 100 km sull’A1, sono letteralmente entusiasta delle corsie libere dell’autostrada, dell’assenza di pericolo imminente che correvo ogni volta che i bestioni si spostavano all’improvviso da una corsia all’altra, di quella mancanza di claustrofobia che lorcafoni ti fanno venire ogni volta che ti si affiancano.
Stamattina, tra Reggio Emilia e Parma, a un certo momento avrei potuto spostarmi dalla corsia lenta a quella di sorpasso e ritorno senza incontrarmi/scontrarmi con nessuno. L’inferno d’asfalto congestionato si era trasformato in un rettilineo libero e silenzioso, liscio e levigato dove far sfrecciare entro i limiti la mia auto. Anche il volume della radio poteva restare a decibel umani senza il frastuono di quelle ruote enormi che per risparmiare i bestioni fanno ricoprire anzichè cambiare quando sono fruste. (presente quei pezzi di pneumatico che ogni tanto si vedono lungo la carreggiata…? Ecco, sono i brandelli delle loro gomme da morti di fame. Solo che se li becchi sul cofano o sul parabrezza mentre si staccano, qualcosina te la fai…).
Non me ne frega niente del perché stanno scioperando. Sicuramente hanno torto. Del resto come si può solidarizzare con chi prende a sprangate i colleghi che non aderiscono (è successo all’uscita di Fidenza), ma soprattutto con chi, ogni giorno, è la principale causa di incidenti sulle strade e una delle prime fonti di inquinamento. L’importante, dunque, è che continuino a stare fuori dall’autostrada. Ne guadagnano l’ambiente, la qualità della vita, la sicurezza di chi viaggia pur non avendo un bestione da 15 tonnellate alto 4 metri.
Solo una cosa non capisco: perché se io lascio la mia macchina sulla corsia di decelerazione dell’autostrada come minimo mi arrestano e a questi, manca poco, la polizia stradale gli fa pure la scorta?
Ma queste sono domande normali in un paese civile. In Italia manco vanno poste.
Mi addolora solo una cosa di tutta questa vicenda: per un po’ non potrò vedere le immagini di padre pio stampigliate su quelle enormi fiancate e le magnifiche croci nelle cabine illuminate mentre sfrecciano oltre i 100 all’ora nella nebbia.
Me ne farò una ragione.
domenica 29 luglio 2007
Un eroe bosniaco
Di lui ricorderemo questa foto sbiadita presa dalla patente, come succede nei fatti di cronaca di periferia.
Una faccia pulita, i capelli a modo con la riga da una parte e l’accenno di un sorriso.
Eppure Dragan Cigan, 31 anni, è stato più di una faccia pulita.
Ha salvato due bambini dal sicuro annegamento, lasciando la pelle in un gorgo nato dall’incontro tra il fiume e il mare.
Due bambini veneti vivi, un ragazzo bosniaco morto, due ragazzini di 4 e 9 orfani e una donna vedova.
Questo il bilancio terribile di un fatto che a leggerlo nello stesso tempo fa rabbrividire e riconcilia con l’umanità.
Da una parte c’è la gratuità del gesto di Dragan, che non ha pensato “tengo famiglia” e si è buttato senza pensarci. O forse si è immedisimato talmente da immaginare che al posto di due bambini sconosciuti in difficoltà ci fossero i suoi figli.
E questo scuote le coscienze, strilla al mondo che ancora qualcosa di buono c’è.
Dall’altra parte una coppia veneta di ghiaccio; che appena recupera la prole sana e salva raccatta le sue cose in fretta e furia (cellulare, fruttini, asciugamani e “Chi”) e sparisce in un buco nero di ingratitudine. Come si fa a non stare in ansia per la sorte di chi ha appena salvato la vita ai tuoi figli? Quando riesci a salvare, recuperare, rivedere quanto hai di più prezioso fai salti di gioia, ti getti al collo di chi ti ha riportato quello a cui tieni, fai di tutto per sdebitarti e per ricambiare. Almeno nella normale umanità. Se non lo fai vuol dire che ciò che hai appena recuperato, in fondo, per te non vale granché. Vuole anche dire che si possono avere le sembianze umane senza per questo appartenere all’umanità.
Dragan Cigan era un Uomo.
sabato 21 luglio 2007
Che fai tu terra in ciel? Dimmi che fai…
Stavo per dimenticarmi.Poi, stasera, tornando a casa, l’ho vista lassù ancora incompleta e timida.
E allora tutto è tornato alla mente.
38 anni fa, in questo giorno, abbiamo messo piede lassù.
Neil ha fatto quello che era un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità.
Dentro una scatola di latta, spessa poco più di un dito, Neil Armstrong, Edwin “Buzz” Aldrin e Michael Collins, quelli dell’Apollo 11, hanno attraversato il buio e il freddo per 360 mila chilometri prima di posarsi, in un silenzio sottovuoto, su quella regolite argentata.
Sarà perché sono nato lo stesso anno pochi mesi prima, sarà perché non credo in dio ma solo nell’umanità, ma non posso fare a meno di pensarci tutte le volte che la guardo: lassù ci siamo andati.
12 uomini coraggiosi, tre dei quali oggi non ci sono più, hanno saltellato leggeri nel mare della Tranquillità, sull’Altopiano di Fra’ Mauro, nell’Oceano delle tempeste.
E ci hanno visto piccoli e lontani, circondati dal buio profondo.
Sono loro i miei eroi preferiti.
Uomini di questo mondo, ma anche un po’ di quell’altro.
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